Scrittura corsiva e UNESCO: perché il ritorno alla penna riguarda scuola, psicologia e futuro cognitivo
- apprendimento profondo;
- riflessione critica
- consapevolezza emotiva
Scrivere per conoscersi: la scrittura come strumento educativo e terapeutico
È qui che la scrittura smette di essere solo tecnica e diventa strumento di orientamento interiore.
Sempre più professionisti dell’educazione e della salute mentale utilizzano:
- journaling guidato
- scrittura terapeutica
- narrazione autobiografica
per aiutare studenti e pazienti a:
- dare senso alle esperienze
- rielaborare difficoltà e fallimenti
- sviluppare resilienza e autostima
La scrittura non fornisce risposte preconfezionate, ma crea domande buone, quelle che aprono percorsi di crescita reale.
Il Diario dell’Eroe: un ponte tra pedagogia, narrazione e consapevolezza
All’interno di questo panorama si inserisce il progetto Ink Tribe e il suo Diario dell’Eroe , uno strumento pensato per essere utilizzato sia in ambito personale sia educativo o terapeutico.
Il diario si ispira alla struttura del Viaggio dell’Eroe (monomito), offrendo una cornice narrativa che permette di rileggere la propria vita come un percorso di trasformazione.
Utilizzato con studenti, giovani adulti o pazienti, il Diario dell’Eroe favorisce:
-Metacognizione: l'opportunità di riconoscere schemi, passaggi, ricorrenze nella propria storia.
-Alfabetizzazione emotiva: dare un nome alle emozioni attraverso la scrittura.
-Assunzione di responsabilità narrativa: passare da spettatori a protagonisti del proprio percorso.
Il Diario dell'Eroe diventa quindi uno spazio intuitivo e intimo di crescita e riflessione.
Una domanda aperta per scuola e professionisti
La possibile candidatura UNESCO della scrittura corsiva ci pone una domanda importante per il futuro della formazione: che ruolo abbiamo intenzione di affidare alla formazione in un mondo sempre più automatizzato?
Difendere la scrittura a mano non significa rifiutare il progresso, ma integrare strumenti diversi per sviluppare menti più complete, critiche e consapevoli.
Forse, oggi più che mai, educare significa anche insegnare a rallentare, a raccontarsi e a riconoscere valore nella propria esperienza.
E a volte, tutto questo può iniziare da una penna e da una pagina bianca.


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