Scrittura corsiva e UNESCO: perché il ritorno alla penna riguarda scuola, psicologia e futuro cognitivo

Negli ultimi giorni ha ricominciato a circolare in rete una notizia che, se confermata e sostenuta, potrebbe segnare una svolta culturale di grande portata: la scrittura a mano corsiva è al centro di una mobilitazione internazionale per essere riconosciuta come Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO.

La scrittura a mano diventa così una questione culturale (e non solo didattica) vista la riflessione profonda su educazione, sviluppo cognitivo, identità personale e salute mentale, temi che toccano direttamente insegnanti, psicologi, pedagogisti ed educatori.

In un’epoca dominata da tastiere, touchscreen e intelligenza artificiale, la scrittura manuale rischia di essere percepita come superflua.
Eppure, numerose ricerche in ambito neuroscientifico e pedagogico mostrano che scrivere a mano attiva aree cerebrali profonde, legate alla memoria, all’elaborazione simbolica e alla regolazione emotiva.

Il corsivo, in particolare, non è soltanto un insieme di segni grafici:

-allena la continuità del pensiero;
-rafforza la coordinazione motoria;
-favorisce la costruzione dell’identità narrativa.

Proteggere la scrittura a mano significa preservare la capacità di trasformare il pensiero in gesto, mantenendo viva quella che molti studiosi definiscono una vera e propria biodiversità grafica e cognitiva.

Scrittura digitale e scrittura manuale: una falsa opposizione.

La tecnologia ha indubbiamente ampliato le nostre possibilità comunicative. La scrittura digitale favorisce velocità, accessibilità e condivisione, ed è ormai imprescindibile nella scuola e nel lavoro.

Tuttavia, scrittura digitale e scrittura a mano non svolgono la stessa funzione.

Quando digitiamo, il cervello tende a concentrarsi sull’output rapido. L'uso coordinato delle mani sulla tastiera, coinvolge aree cerebrali che restano invece in secondo piano quando usiamo una sola mano per scrivere.

Quando scriviamo a mano, in ogni caso, si attiva una triade fondamentale: pensiero, azione, intenzionalità.

Questo rallentamento cognitivo non è un limite, ma una risorsa, perché è proprio in questo spazio che nascono:
  • apprendimento profondo;
  • riflessione critica
  • consapevolezza emotiva

Scrivere per conoscersi: la scrittura come strumento educativo e terapeutico

È qui che la scrittura smette di essere solo tecnica e diventa strumento di orientamento interiore.

Sempre più professionisti dell’educazione e della salute mentale utilizzano:

  • journaling guidato
  • scrittura terapeutica
  • narrazione autobiografica

per aiutare studenti e pazienti a:

  • dare senso alle esperienze
  • rielaborare difficoltà e fallimenti
  • sviluppare resilienza e autostima

La scrittura non fornisce risposte preconfezionate, ma crea domande buone, quelle che aprono percorsi di crescita reale.

Il Diario dell’Eroe: un ponte tra pedagogia, narrazione e consapevolezza

All’interno di questo panorama si inserisce il progetto Ink Tribe  e il suo Diario dell’Eroe , uno strumento pensato per essere utilizzato sia in ambito personale sia educativo o terapeutico.

Il diario si ispira alla struttura del Viaggio dell’Eroe (monomito), offrendo una cornice narrativa che permette di rileggere la propria vita come un percorso di trasformazione.

Utilizzato con studenti, giovani adulti o pazienti, il Diario dell’Eroe favorisce:

-Metacognizione: l'opportunità di riconoscere schemi, passaggi, ricorrenze nella propria storia.

-Alfabetizzazione emotiva: dare un nome alle emozioni attraverso la scrittura.

-Assunzione di responsabilità narrativa: passare da spettatori a protagonisti del proprio percorso.

Il Diario dell'Eroe diventa quindi uno spazio intuitivo e intimo di crescita e riflessione.


Una domanda aperta per scuola e professionisti

La possibile candidatura UNESCO della scrittura corsiva ci pone una domanda importante per il futuro della formazione: che ruolo abbiamo intenzione di affidare alla formazione in un mondo sempre più automatizzato?

Difendere la scrittura a mano non significa rifiutare il progresso, ma integrare strumenti diversi per sviluppare menti più complete, critiche e consapevoli.

Forse, oggi più che mai, educare significa anche insegnare a rallentare, a raccontarsi e a riconoscere valore nella propria esperienza.

E a volte, tutto questo può iniziare da una penna e da una pagina bianca.

Ink Tribe Diario dell'Eroe Maria Bonelli


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